Nuova nave posatubi Saipem in porto a Genova per avvio progetto Neptun Deep
Upgrading componenti chiave prima della partenza per il Mar Nero
La JSD6000, nave di nuova generazione della flotta offshore di Saipem, è nel porto di Genova per le attività preparatorie in vista del progetto Neptun Deep. La nave, ormeggiata presso il cantiere San Giorgio del Porto, parte del gruppo Genova Industrie Navali, sarà impegnata nelle prossime settimane per una serie di attività tecniche e di preparazione al progetto. Consegnata a Saipem il 27 giugno 2024, la JSD6000 è una nave posatubi e heavy-lift tra le più avanzate della sua categoria: lunga circa 215 metri, larga 49 metri e con una stazza lorda di 75.000 tonnellate, può ospitare circa 400 persone a bordo. È dotata di sistemi di posa in modalità S-Lay e J-Lay e di una gru di sollevamento ad alta capacità fino a oltre 5.000 tonnellate, operando in acque profonde fino a 3.000 metri. Durante la sosta, la JSD6000 sarà coinvolta in operazioni di manutenzione e upgrading di componenti chiave, in particolare dei sistemi di posa, con l'obiettivo di garantire la piena conformità agli standard operativi e alle specifiche tecniche richieste per le prossime campagne offshore. Al termine delle attività a Genova, la nave sarà impiegata nel progetto Neptun Deep Gas Development, aggiudicato da Saipem nel 2023 dal cliente Omv Petrom. L'iniziativa riguarda lo sviluppo di risorse di gas nel Mar Nero, al largo della Romania, e prevede attività integrate di ingegneria, approvvigionamento, costruzione e installazione di infrastrutture offshore, tra cui piattaforme di trattamento, sistemi subsea e una pipeline di circa 160 km. Nel quadro del progetto, la JSD6000 avrà un ruolo centrale nelle operazioni subsea, contribuendo all'installazione delle strutture sottomarine necessarie allo sviluppo dei giacimenti. La presenza della nave a Genova rappresenta un passaggio importante nella preparazione operativa del progetto e conferma il ruolo degli asset di nuova generazione di Saipem nello sviluppo di infrastrutture energetiche complesse.
W.Schubert--NRZ